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Federproprietà AbruzzoDisdetta della Locazione non AbitativaCorte di Cassazione, Sezione 6 Civile, Ordinanza 4 marzo 2013, n. 5322

Corte di Cassazione, Sezione 6 Civile, Ordinanza 4 marzo 2013, n. 5322

Può l'uso del condizionale rendere nullo il recesso del conduttore?

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SESTA CIVILE
SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente
Dott. AMBROSIO Annamaria – Consigliere
Dott. GIACALONE Giovanni – Consigliere
Dott. DE STEFANO Franco – rel. Consigliere
Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10199-2011 proposto da:

(OMISSIS) (OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso la Signora (OMISSIS), rappresentata e difesa dall’avvocato (OMISSIS) giusta mandato in calce al ricorso;

- ricorrente -

contro

(OMISSIS) (OMISSIS);

- intimato -

avverso la sentenza n. 991/2010 della CORTE D’APPELLO di BARI del 13/10/2010, depositata il 25/10/2010;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 16/01/2013 dal consigliere Dott. FRANCO DE STEFANO;
e’ presente il P.G. in persona del Dott. CARMELO SGROI.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. E’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione ai sensi dell’articolo 380-bis cod. proc. civ., datata 29.5.12, regolarmente comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti, relativa al ricorso avverso la sentenza della corte di appello di Bari del 25.10.10, n. 991:

“1. – (OMISSIS) ricorre, affidandosi a sette motivi, per la cassazione della sentenza in epigrafe indicata, con cui e’ stato respinto il suo appello avverso la pronunzia del tribunale di Bari (s.d. (OMISSIS)), di declaratoria di cessazione della materia del contendere sulla licenza per finita locazione da lei intimata al conduttore (OMISSIS) per la data desunta da una comunicazione di questi, qualificata da essa ricorrente come comunicazione di recesso, ritualmente accettata.

2. – Il ricorso puo’ essere trattato in camera di consiglio – ai sensi degli articoli 375, 376 e 380-bis cod. proc. civ., essendo soggetto alla disciplina dell’articolo 360-bis cod. proc. civ. (di cui alla Legge 18 giugno 2009, n. 69, articolo 47, comma 1, lettera a) – per esservi accolto per manifesta fondatezza, per quanto appresso indicato.

3. – La ricorrente si duole: con un primo gruppo di motivi – quelli dal primo al quinto – della erroneita’ od illegittimita’ dell’interpretazione data dai giudici del merito alla comunicazione del locatario e, con gli ultimi due, di vizi procedurali anche sulla ritenuta non correttezza dell’introduzione della domanda con il rito speciale di convalida e sul regime delle spese; non censura in modo chiaro la reiezione, operata dalla corte territoriale, del suo appello avverso la mancata pronuncia su domande ulteriori e quindi la materia del contendere rimane circoscritta alla valutazione della soccombenza virtuale ai fini del carico delle spese di lite.

Non svolge attivita’ in questa sede l’intimato.

4. – La trattazione dei primi cinque motivi puo’ essere congiunta, attesa l’intima loro interconnessione; e subito va detto che e’ in effetti contraria ad ogni logica l’interpretazione data dai giudici di merito della comunicazione del (OMISSIS) del seguente complessivo tenore (come si evince dalla trascrizione operata in ricorso): “Le comunico che al 30.12.2001 sarei in condizioni di rilasciarle l’appartamento da me condotto in locazione. Vorra’ comunicarmi per iscritto entro 3 (tre) giorni dalla ricezione della presente la sua adesione per concordare il verbale di rilascio e la restituzione delle diverse cauzioni. (OMISSIS), li’ 10.11.2001 f.to (OMISSIS)”. I giudici del merito sopravvalutano invero l’uso del modo verbale condizionale per escludere la sussistenza di una valida manifestazione di volonta’ di recesso; ma effettivamente – ed in modo non corretto – non contemplano l’intera comunicazione, nella quale e’ evidente, sulla base del testuale tenore delle espressioni usate, che il dichiarante ricollegava alla semplice adesione della controparte (in tempi oltretutto brevissimi) l’effetto dell’operativita’ di quello che poteva ad ogni effetto qualificarsi un recesso anticipato (in quanto svincolato dal preavviso molto maggiore previsto dalla normativa vigente), vale a dire una condotta che si esauriva nella mera attuazione di quello, cioe’ nella redazione del verbale di rilascio e nella restituzione delle cauzioni. Ed e’ noto che sono violati i canoni ermeneutici degli atti negoziali – applicandosi anche a quelli unilaterali le regole dettate per l’interpretazione dei contratti – quando non si considerano congiuntamente tutte le espressioni adoperate dalla parte, in modo da coglierne l’effettiva volonta’. In tal modo, l’impiego del modo verbale condizionale resta irrilevante ai fini dell’esclusione della volonta’ di recedere, resa manifesta da chiari diversi indicatori nello stesso tenore testuale; e coglie nel segno l’ulteriore critica della ricorrente, circa la definitivita’ dell’effetto dell’incontro della volonta’ di essa locatrice, manifestata pacificamente entro il termine pure indicato dal recedente, con la volonta’ di quest’ultimo: il quale non avrebbe quindi poi potuto revocarla, essendosi irrimediabilmente prodotto lo scioglimento del contratto per mutuo consenso.

5. – L’evidente erroneita’ dell’interpretazione, oltre che l’incongruita’ logica della motivazione, consente di escludere la correttezza del motivo di compensazione delle spese di primo grado – cioe’ la ritenuta ambiguita’ della comunicazione, la quale oltretutto potrebbe giovare alla locatrice se soccombente, ma non al locatario, che vi ha dato causa – e di condanna della appellante a quelle del secondo.

6. – Ad analoga conclusione deve pero’ pervenirsi per la ragione consistente nell’erroneita’ del mezzo processuale prescelto dalla locatrice (penultimo ed ultimo motivo di ricorso), benche’ certamente anche di ufficio al giudice sia consentito di rilevare motivi, pure in rito, per disporre la compensazione: la licenza per finita locazione e’ ammessa invero in qualunque ipotesi di cessazione del contratto e, quindi, attesa la peculiarita’ della fattispecie concreta, come caratterizzata dallo scioglimento per mutuo consenso ad una data determinata, nulla in astratto poteva ostare a tale procedimento speciale, suscettibile, del resto (e come in concreto e’ avvenuto), di successiva trasformazione in un giudizio ordinario, soggetto al rito c.d. locatizio.

7. – Tanto consente di proporre al Collegio l’accoglimento del ricorso, con cassazione della gravata sentenza e rinvio alla corte di appello (in diversa composizione) per il solo riesame del carico delle spese, esclusa l’infondatezza in rito e nel merito delle originarie tesi attoree”.

MOTIVI DELLA DECISIONE

2. Non sono state presentate conclusioni scritte, ne’ alcuna delle parti ha presentato memoria o chiesto di essere ascoltata in camera di consiglio.

3. A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, ritiene il Collegio di condividere i motivi in fatto e in diritto esposti nella su trascritta relazione e di doverne fare proprie le conclusioni, neppure essendo state svolte contro di esse rituali osservazioni critiche.

4. Pertanto, ai sensi degli articoli 380-bis e 385 cod. proc. civ., il ricorso va accolto, con cassazione della gravata sentenza e rinvio alla stessa corte di appello, ma in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimita’.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la gravata sentenza e rinvia alla corte di appello di Bari, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimita’.

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