Menu
  • Riparto delle Spese

    Corte di Cassazione, Sezione…

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL…

    Corte di Cassazione, Sezione 6 Civile, Ordinanza 24 aprile 2013, n. 10021

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO…

    +-
  • Responsabilità del Condominio

    Corte di Cassazione, Sezione…

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL…

    Corte di Cassazione, Sezione 2 Civile, Sentenza 24 aprile 2013, n. 10053

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO…

    +-
  • Sopraelevazione

    Corte di Cassazione, Sezione…

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL…

    Corte di Cassazione, Sezione 2 Civile, Sentenza 26 aprile 2013, n. 10082

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO…

    +-
  • Decoro Architettonico

    Corte di Cassazione, Sezione…

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL…

    Corte di Cassazione, Sezione 2 Civile, Sentenza 24 aprile 2013, n. 10048

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO…

    +-
  • Penale

    Corte di Cassazione, Sezione…

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL…

    Corte di Cassazione, Sezione 4 Penale, Sentenza 28 gennaio 2013, n. 4215

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO…

    +-
  • Corte di Cassazione, Sezione…

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL…

    Corte di Cassazione, Sezione 3 Civile, Sentenza 22 aprile 2013, n. 9722

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO…

    +-
  • Corte di Cassazione, Sezione…

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL…

    Corte di Cassazione, Sezione 2 Civile, Sentenza 11 ottobre 2013, n. 23164

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO…

    +-
  • Corte di Cassazione, Sezione…

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL…

    Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 16 aprile 2013, n. 9134

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO…

    +-
  • Corte di Cassazione, Sezione…

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL…

    Corte di Cassazione, Sezione 3 Civile, Sentenza 9 aprile 2013, n. 8591

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO…

    +-
  • Corte di Cassazione, Sezione…

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL…

    Corte di Cassazione, Sezione 3 Civile, Sentenza 3 aprile 2013, n. 8095

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO…

    +-
  • Legislazione nazionale

    Decreto del Ministero della…

    Regolamento recante la determinazione…

    Decreto del Ministero della Giustizia 13 Agosto 2014, n. 140

    Regolamento recante la determinazione dei…

    +-
  • Servitù

    Corte di Cassazione, Sezione…

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL…

    Corte di Cassazione, Sezione 2 Civile, Sentenza 2 maggio 2013, n. 10238

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO…

    +-
  • Usucapione

    Corte di Cassazione, Sezione…

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL…

    Corte di Cassazione, Sezione 2 Civile, Sentenza 26 aprile 2013, n. 10084

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO…

    +-
  • Servitù

    Corte di Cassazione, Sezione…

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL…

    Corte di Cassazione, Sezione 2 Civile, Sentenza 26 aprile 2013, n. 10086

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO…

    +-
  • Riparto delle Spese

    Corte di Cassazione, Sezione…

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL…

    Corte di Cassazione, Sezione 6 Civile, Ordinanza 24 aprile 2013, n. 10021

    REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO…

    +-
Menu
Federproprietà AbruzzoPrivacy VerbaleCorte di Cassazione, Sezione 3 Civile, Sentenza 23 gennaio 2013, n. 1593

Corte di Cassazione, Sezione 3 Civile, Sentenza 23 gennaio 2013, n. 1593

Sul Verbale d'Assemblea si riportano le dichiarazioni di un condomino che accusa l'amministratore uscente di aver sottratto diecine di migliaia di euro alle casse condomminiali.... è lesione della privacy? Perché?

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente
Dott. CARLEO Giovanni – Consigliere
Dott. ARMANO Uliana – Consigliere
Dott. SCARANO Luigi A. – rel. Consigliere
Dott. LANZILLO Raffaella – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 5084/2010 proposto da:

(OMISSIS) (OMISSIS), (OMISSIS) (OMISSIS), elettivamente domiciliati in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentati e difesi dall’avvocato (OMISSIS) giusta delega in atti;

- ricorrenti -

contro

(OMISSIS) (OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato (OMISSIS) giusta delega in atti;
(OMISSIS) (OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato (OMISSIS) giusta delega in atti;

- controricorrenti -

avverso la sentenza n. 539/2009 del TRIBUNALE di MILANO, SEZIONE DISTACCATA DI RHO, depositata il 11/11/2009 R.G.N. 223/2009;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 06/11/2012 dal Consigliere Dott. LUIGI ALESSANDRO SCARANO;
udito l’Avvocato (OMISSIS);
udito l’Avvocato (OMISSIS) per delega;
udito l’Avvocato (OMISSIS);
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. RUSSO Rosario Giovanni che ha concluso per la manifesta infondatezza del ricorso e condanna aggravata alle spese ex articolo 385 c.p.c., comma 4.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza dell’11/11/2009 il Tribunale di Milano respingeva la domanda, proposta Decreto Legislativo n. 196 del 2003, ex articolo 152 dalle sigg. (OMISSIS) e (OMISSIS) nei confronti dei sigg. (OMISSIS) e (OMISSIS) nonche’ del Garante per la protezione dei dati personali, di risarcimento dei danni subiti in conseguenza di “condotte lesive della loro privacy”, consistite nella dichiarazione resa durante l’assemblea condominiale del (OMISSIS) dal condomino (OMISSIS) secondo cui “bisogna capire dove sono andati a finire questi soldi, il perche’ sono usciti, visto che la descrizione dei bonifici sono generiche – ad esempio vorremmo sapere cos’e’, anche perche’ in generale sono stati sottratti circa cinquantaseimila euro al condominio”, e nel successivo invio ai condomini del verbale assembleare ove la stessa risultava raccolta da parte del suddetto (OMISSIS), amministratore subentrato nella carica e funzione allo Studio (OMISSIS) delle suindicate sigg. (OMISSIS) e (OMISSIS).

Avverso la suindicata pronunzia le (OMISSIS) propongono ora ricorso per cassazione, affidato a 3 motivi, illustrati da memoria.

Resistono con separati controricorsi il (OMISSIS) e lo (OMISSIS), il quale ultimo ha presentato anche memoria.

L’intimato Garante per la protezione dei dati personali non ha svolto attivita’ difensiva.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il 1 motivo le ricorrenti denunziano violazione e falsa applicazione del Decreto Legislativo n. 196 del 2003, articoli 2, 3, 4, 5, 6, 7, 11, 20, 21, 22, in riferimento all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Si dolgono che il giudice abbia erroneamente affermato che “i fatti ed i comportamenti denunciati da parte ricorrente sfuggano alla disciplina istituita dal codice della Privacy, letto come volto semplicemente a disciplinare la raccolta ed il trattamento dei dati personali”, laddove “la formazione di un documento in centinaia di esemplari e la sua distribuzione fra centinaia di persone non sfugge affatto alla normativa sulla Privacy”, e “il verbale di assemblea nel quale si afferma che vi sia una sottrazione di fondi per decine di migliaia di euro e altrettanto palesemente si indica il preteso responsabile, e’ strumento: – di formazione del dato personale, oltretutto oltraggioso ed ingiusto; – di diffusione dello stesso; – di conservazione e di impossibilita’ di eliminazione dello stesso dato, che va a colpire la dignita’ ed il decoro”.

Con il 2 motivo denunziano violazione e falsa applicazione dell’articolo 599 c.p., articolo 2043 c.c., in riferimento all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Si dolgono che il giudice abbia erroneamente ritenuto che l’amministratore (OMISSIS) “vada esente da critiche perche’ avrebbe agito disciplinatamente e essendovi obbligato dal proprio ufficio, mentre il Signor (OMISSIS) si sarebbe limitato a porre dei dubbi”, laddove “sul dovere dell’amministratore di condominio di non eseguire delibere nulle o contrarie alla legge si sono formate intere biblioteche giuridiche”, e, “venendo alla posizione del Signor (OMISSIS), si deve rilevare che il Tribunale ha travisato il preciso contenuto del documento, allorche’ ha asserito che tale convenuto si sia limitato a porre una domanda”.

I motivi, che possono congiuntamente esaminarsi in quanto connessi, sono in parte inammissibili e in parte infondati.

Va anzitutto osservato che, come questa Corte ha gia’ avuto piu’ volte modo di affermare, i motivi posti a fondamento dell’invocata cassazione della decisione impugnata debbono avere i caratteri della specificita’, della completezza, e della riferibilita’ alla decisione stessa, con – fra l’altro – l’esposizione di argomentazioni intelligibili ed esaurienti ad illustrazione delle dedotte violazioni di norme o principi di diritto, essendo inammissibile il motivo nel quale non venga precisato in qual modo e sotto quale profilo (se per contrasto con la norma indicata, o con l’interpretazione della stessa fornita dalla giurisprudenza di legittimita’ o dalla prevalente dottrina) abbia avuto luogo la violazione nella quale si assume essere incorsa la pronuncia di merito.

Sebbene l’esposizione sommaria dei fatti di causa non deve necessariamente costituire una premessa a se’ stante ed autonoma rispetto ai motivi di impugnazione, e’ tuttavia indispensabile, per soddisfare la prescrizione di cui all’articolo 366 c.p.c., comma 1, n. 4, che il ricorso, almeno nella parte destinata alla esposizione dei motivi, offra, sia pure in modo sommario, una cognizione sufficientemente chiara e completa dei fatti che hanno originato la controversia, nonche’ delle vicende del processo e della posizione dei soggetti che vi hanno partecipato, in modo che tali elementi possano essere conosciuti soltanto mediante il ricorso, senza necessita’ di attingere ad altre fonti, ivi compresi i propri scritti difensivi del giudizio di merito, la sentenza impugnata ed il ricorso per cassazione (v. Cass., 23/7/2004, n. 13830; Cass., 17/4/2000, n. 4937; Cass., 22/5/1999, n. 4998).

E’ cioe’ indispensabile che dal solo contesto del ricorso sia possibile desumere una conoscenza del “fatto”, sostanziale e processuale, sufficiente per bene intendere il significato e la portata delle critiche rivolte alla pronuncia del giudice a quo (v. Cass., 4/6/1999, n. 5492).

Orbene, i suindicati principi risultano invero non osservati dalle odierne ricorrenti.

Gia’ sotto l’assorbente profilo dei requisiti ex articolo 366 c.p.c., comma 1, n. 6, e articolo 369 c.p.c., comma 2, n. 4 (cfr., da ultimo, Cass., 6/11/2012, n. 19157), va posto in rilievo come esse facciano richiamo ad atti e documenti del giudizio di merito es., al “verbale di assemblea nel quale sono state esposte valutazioni inaccettabili in odio all’ex amministratore”, al risultare “per tabulas che alcune frasi sono state soppresse e non riportate nel verbale (sostituendole con i punti di sospensione), a dimostrazione di lucida limatura del contenuto della discussione”, di cui lamentano la mancata o erronea valutazione, limitandosi a meramente richiamarli, senza invero debitamente – per la parte d’interesse in questa sede – riprodurli nel ricorso, ovvero, laddove riportati, senza puntualmente ed esaustivamente indicare i dati necessari al reperimento in atti degli stessi (v. Cass., Sez. Un., 3/11/2011, n. 22726; Cass., 23/9/2009, n. 20535; Cass., 3/7/2009, n. 15628; Cass., 12/12/2008, n. 29279), la mancanza anche di una sola di tali indicazioni rendendo il ricorso inammissibile (cfr. Cass. 19/9/2011, n. 19069; Cass., 23/9/2009, n. 20535; Cass., 3/7/2009, n. 15628; Cass., 12/12/2008, n. 29279).

Come da questa Corte – anche a Sezioni Unite – ripetutamente affermato, l’indicazione degli atti e dei documenti posti a fondamento del ricorso esige che sia specificato in quale sede processuale il documento risulti prodotto, tale prescrizione ritenendosi soddisfatta qualora a) il documento sia stato prodotto nelle fasi di merito dallo stesso ricorrente e si trovi nel fascicolo di esse, mediante la produzione del fascicolo, purche’ nel ricorso si specifichi che il fascicolo e’ stato prodotto e la sede in cui il documento e’ rinvenibile; b) il documento sia stato prodotto, nelle fasi di merito, dalla controparte, mediante l’indicazione che il documento e’ prodotto nel fascicolo del giudizio di merito di controparte, pur se cautelativamente si rivela opportuna la produzione del documento, ai sensi dell’articolo 369 c.p.c., comma 2, n. 4, per il caso in cui la controparte non si costituisca in sede di legittimita’ o si costituisca senza produrre il fascicolo o lo produca senza documento; c) si tratti di documento non prodotto nelle fasi di merito, relativo alla nullita’ della sentenza od all’ammissibilita’ del ricorso (articolo 372 p.c.) oppure di documento attinente alla fondatezza del ricorso e formato dopo la fase di merito e comunque dopo l’esaurimento della possibilita’ di produrlo, mediante la produzione del documento, previa individuazione e indicazione della produzione stessa nell’ambito del ricorso (v. Cass., Sez. Un., 25/3/2010, n. 7161; Cass., Sez. Un., 2/12/2008, n. 28547. Da ultimo v. Cass., Sez. Un., 3/11/2011, n. 22726; Cass., 6/11/2012, n. 19157).

Ne consegue che la ricorrente non pone invero questa Corte nella condizione di effettuare il richiesto controllo (anche in ordine alla tempestivita’ e decisi vita dei denunziati vizi), da condursi sulla base delle sole deduzioni contenute nel ricorso, alle cui lacune non e’ possibile sopperire con indagini integrative, non avendo la Corte di legittimita’ accesso agli atti del giudizio di merito (v. Cass., 24/3/2003, n. 3158; Cass., 25/8/2003, n. 12444; Cass., 1/2/1995, n. 1161).

Va ulteriormente sottolineato che il requisito – del pari a pena di inammissibilita’ richiesto all’articolo 366 c.p.c., comma 1, n. 3, – della sommaria esposizione dei fatti di causa non risulta invero soddisfatto (neanche) allorquando come nella specie vengano nel ricorso pedissequamente riprodotti (in tutto o in parte) gli atti e i documenti del giudizio di merito (nel caso, in particolare, il ricorso Decreto Legislativo n. 196 del 2003, ex articolo 152; l’impugnata sentenza dei giudice di merito), in contrasto con lo scopo della disposizione di agevolare la comprensione dell’oggetto della pretesa e del tenore della sentenza impugnata, in immediato coordinamento con i motivi di censura (v. Cass., Sez. Un., 17/7/2009, n. 16628), essendo necessario che vengano riportati nel ricorso gli specifici punti di interesse nel giudizio di legittimita’ (cfr. Cass., 8/5/2012, n. 6909), con eliminazione del “troppo e del vano”, non potendo gravarsi questa Corte del compito, che non le appartiene, di ricercare negli atti del giudizio di merito cio’ che possa servire al fine di utilizzarlo per pervenire alla decisione da adottare (v. Cass., 16/2/2012, n. 2223; Cass., 12/9/2011, n. 18646; Cass., 22/10/2010, n. 21779; Cass., 23/6/2010, n. 15180; Cass., 18/9/2009, n. 20093; Cass., Sez. Un., 17/7/2009, n. 16628), sicche’ il ricorrente e’ al riguardo tenuto a rappresentare e interpretare i fatti giuridici in ordine ai quali richiede l’intervento di nomofilachia o di critica logica da parte della Corte Suprema (v. Cass., Sez. Un., 11/4/2012, n. 5698), il che distingue il ricorso di legittimita’ dalle impugnazioni di merito (v. Cass., 23/6/2010, n. 15180).

A tale stregua difetta invero nel caso un’esposizione in termini comprensibili e stringenti delle ragioni di censura, dalle quali, cosi’ come formulate nella indistinzione dei profili di merito e di diritto, altro non e’ dato pertanto evincere se non che gli elementi valutati dal giudice sono asseritamente suscettibili di una diversa lettura, conforme alle attese e deduzioni dell’odierna ricorrente (v. Cass., 1/12/1999, n. 13359; Cass., 29/11/1999, n. 13342).

Va per altro verso osservato che, come questa Corte argomentando dal rilievo che ai sensi dell’articolo 4, comma 1 lettera b), “dato personale” oggetto della tutela apprestata dal Decreto Legislativo n. 196 del 2003 (c.d. Codice della privacy, e gia’ dalla Legge n. 675 del 1996) e’ “qualunque informazione” relativa a “persona fisica, persona giuridica, ente o associazione”, che siano “identificati o identificabili”, anche “indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione” ha gia’ avuto modo di affermare, i dati dei singoli partecipanti al condominio raccolti ed utilizzati per le finalita’ di cui agli articoli 1117 ss. c.c. sono senz’altro da ricondurre a tale nozione, e conseguentemente assoggettati alla disciplina posta dalla suindicata fonte.

Si e’ al riguardo precisato che, in ambito condominiale, le informazioni relative al riparto delle spese, all’entita’ del contributo dovuto da ciascuno e alla mora nel pagamento degli oneri pregressi possono essere peraltro oggetto di trattamento anche senza il consenso dell’interessato.

Argomentando dal Decreto Legislativo n. 196 del 2003, articolo 24, si e’ in proposito sottolineato che le attivita’ di gestione ed amministrazione delle parti comuni implicano la possibilita’ di raccolta, registrazione, conservazione, elaborazione e selezione da parte dell’amministratore delle informazioni concernenti le posizioni di dare ed avere dei singoli partecipanti al condominio.

Ancora, si e’ affermato che ragioni di buon andamento e di trasparenza giustificano una comunicazione di questi dati a tutti i condomini, non solo su iniziativa dell’amministratore in sede di rendiconto annuale o di assemblea ovvero nell’ambito delle informazioni periodiche trasmesse nell’assolvimento degli obblighi scaturenti dal mandato ricevuto, ma anche su richiesta di ciascun condomino, il quale e’ investito di un potere di vigilanza e di controllo sull’attivita’ di gestione delle cose, dei servizi e degli impianti comuni che lo facoltizza a richiedere in ogni tempo all’amministratore informazioni sulla situazione contabile del condominio, comprese quelle che riguardano eventuali posizioni debitorie degli altri partecipanti (v. Cass., 4/1/2011, n. 186).

Si e’ al riguardo per altro verso posto in rilievo che i dati personali oggetto di trattamento debbono essere: a) trattati in modo lecito e secondo correttezza; b) raccolti e registrati per scopi determinati, espliciti e legittimi, ed utilizzati in altre operazioni del trattamento in termini compatibili con tali scopi; c) esatti e, se necessario, aggiornati; d) pertinenti, completi e non eccedenti rispetto alle finalita’ per le quali sono raccolti o successivamente trattati; e) conservati in una forma che consenta l’identificazione dell’interessato per un periodo di tempo non superiore a quello necessario agli scopi per i quali essi sono stati raccolti o successivamente trattati.

Ancora, che la liceita’ del trattamento trova fondamento anche nella finalita’ del medesimo, quest’ultima costituendo un vero e proprio limite intrinseco del trattamento lecito dei dati personali, che fonda l’attribuzione all’interessato del potere di relativo controllo (tanto con riferimento alle finalita’ originarie che ai successivi impieghi), con facolta’ di orientarne la selezione, la conservazione e l’utilizzazione; che l’interessato ha diritto a che l’informazione oggetto di trattamento risponda ai criteri di proporzionalita’, necessita’, pertinenza allo scopo, esattezza e coerenza con la sua attuale ed effettiva identita’ personale o morale (c.d. principi di proporzionalita’, pertinenza e non eccedenza) (Decreto Legislativo n. 196 del 2003, articolo 11).

All’interessato e’ pertanto attribuito il diritto di conoscere in ogni momento chi possiede i suoi dati personali e come li adopera, nonche’ di opporsi al trattamento dei medesimi, ancorche’ pertinenti allo scopo della raccolta, ovvero di ingerirsi al riguardo, chiedendone la cancellazione, la trasformazione, il blocco, ovvero la rettificazione, l’aggiornamento, l’integrazione (Decreto Legislativo n. 196 del 2003, articolo 7).

Al di la’ delle specifiche fonti normative, e’ in ogni caso il principio di correttezza (quale generale principio di solidarieta’ sociale – che trova applicazione anche in tema di responsabilita’ extracontrattuale – in base al quale il soggetto e’ tenuto a mantenere nei rapporti della vita di relazione un comportamento leale, specificantesi in obblighi di informazione e di avviso, nonche’ volto alla salvaguardia dell’utilita’ altrui – nei limiti dell’apprezzabile sacrificio -, dalla cui violazione conseguono profili di responsabilita’ in ordine ai fai si affidamenti anche solo colposamente ingenerati nei terzi: cfr. Cass., 20/2/2006, n. 3651; Cass., 27/10/2006, n. 23273; Cass., 15/2/2007, n. 3462; Cass., 13/4/2007, n. 8826; Cass., 24/7/2007, n. 16315; Cass., 30/10/2007, n. 22860; Cass., Sez. Un., 25/11/2008, n. 28056. Da ultimo cfr. Cass., 27/4/2011, n. 9404; Cass., 19/8/2011, n. 17685) a fondare in termini generali l’esigenza del bilanciamento in concreto degli interessi, e, conseguentemente, il diritto dell’interessato ad opporsi al trattamento, quand’anche lecito, dei propri dati (v. Cass., 5/4/2012, n. 5524).

Imprescindibile rilievo assume a tale stregua il bilanciamento tra contrapposti diritti e liberta’ fondamentali, dovendo al riguardo tenersi conto del rango di diritto fondamentale assunto dal diritto alla protezione dei dati personali, tutelato agli articoli 21 e 2 Cost., nonche’ all’articolo 8 Carta dei diritti fondamentali dell’U.E., quale diritto a mantenere il controllo sulle proprie informazioni che, spettando a “chiunque” (Decreto Legislativo n. 196 del 2003, articolo 1) e ad “ogni persona” (articolo 8 Carta), nei diversi contesti ed ambienti di vita, “concorre a delineare l’assetto di una societa’ rispettosa dell’altro e della sua dignita’ in condizioni di eguaglianza” (cosi’ Cass., 4/1/2011, n. 186).

Ne consegue, da un canto, che Le esigenze di funzionalita’ e di efficienza del condominio non possono considerarsi prevalenti sai diritto alla riservatezza e alla tutela dei dati (del condominio e) dei condomini (v. Cass., 4/1/2011, n. 186). E per altro verso, che fondamentale rilievo assume al riguardo il rispetto dei c.d. principi di proporzionalita’, pertinenza e non eccedenza (Decreto Legislativo n. 196 del 2003, articolo 11).

A tale stregua le informazioni riportate nei prospetti contabili o come nella specie nei verbali assembleari debbono essere comunicati solamente agli aventi diritto alla relativa conoscenza, e cioe’ ai condomini (a prescindere ovviamente dal relativo numero).

Non anche, a chi non vi abbia viceversa interesse (arg. Decreto Legislativo n. 196 del 2003, ex articolo 25).

Deve pertanto evitarsi una relativa diffusione generalizzata, rivolta a soggetti indeterminati.

Incombe al riguardo all’amministratore del condominio adottare le opportune cautele per evitare l’accesso a quei dati da parte di persone estranee al condominio (v. Cass., 4/1/2011, n. 186).

Orbene, diversamente da quanto sostenuto dalle odierne ricorrenti, dei suindicati principi il giudice del merito ha nell’impugnata sentenza fatto invero piena e corretta applicazione.

Da un canto, ha correttamente escluso che la piu’ sopra riportata affermazione del condomino (OMISSIS) possa invero ricondursi alla nozione di “dato personale” di cui al Decreto Legislativo n. 196 del 2003, suindicato articolo 4, comma 1, lettera b), correttamente evidenziando che “con l’espressione contestata… non si attribuisce o si fa richiamo ad alcuna informazione riguardante una persona, e nella specie, le due ricorrenti, ma ci si chiede dove siano finite delle somme di denaro facenti capo al condominio e per quale motivo sono stati effettuati dei bonifici a favore dello Studio (OMISSIS)”, salva la eventuale relativa rilevanza sotto altri e differenti profili, diversamente tutelabili (“a prescindere dal carattere diffamatorio o meno della dichiarazione in esame”).

Per altro verso ha accertato e dato atto che nella specie “lo (OMISSIS),… nel rispetto dei suoi compiti istituzionali, si e’ limitato a trasmettere copia della delibera assembleare ai singoli condomini, senza divulgare o elaborare differentemente il verbale e quanto ivi riportato”.

Con il 3 motivo le ricorrenti denunziano violazione e falsa applicazione degli articoli 156 e 162 c.p.c., in riferimento all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Si dolgono che il giudice, in caso di mancanza dei “presupposti per il ricorso ex articolo 152 codice”, non abbia disposto “la conversione del rito e di procedere quindi all’esame del merito della pretesa attorea secondo le forme dell’ordinario giudizio di cognizione”.

Il motivo e’ in parte inammissibile e in parte infondato.

A parte il rilievo che (anch’esso) risulta formulato in violazione dell’articolo 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e articolo 369 c.p.c., comma 2, n. 4 (cfr., da ultimo, Cass., 6/11/2012, n. 19157), va osservato che la richiesta applicazione delle disposizioni del codice in materia di protezione dei dati personali di cui al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196, con ricorso al procedimento speciale ivi previsto all’articolo 152, non consente al giudice di disporre, in caso di rigetto come della specie della domanda per relativa infondatezza, alcuna “conversione del rito”, non rimanendo in tal caso integrata alcuna ipotesi legittimante l’esercizio dei poteri officiosi del giudice, neanche ai sensi dei pure invocati articoli 156 e 162 c.p.c..

Non si tratta infatti di nullita’ dell’atto introduttivo non conformato al modello legale (ricorso anziche’ citazione), sanabile col raggiungimento dello scopo e di eventuali inosservanze di regole del procedimento ordinario; ne’ di disporsi la rinnovazione dell’atto, essendosi la parte convenuta nella specie invero costituita (cfr. Cass., 18/8/2006, n. 18201); e neppure di trattazione della controversia, da parte del giudice adito, con un rito diverso da quello previsto dalla legge, non determinante alcuna nullita’ del procedimento e della sentenza successivamente emessa laddove la parte non deduca e dimostri che dall’erronea adozione del rito le sia derivata una lesione del diritto di difesa (cfr. Cass., 27/1/2012, n. 1201).

Nel caso trovano invero applicazione il principio della domanda (articolo 99 c.p.c.), la cui interpretazione rientra nella valutazione del giudice di merito e non e’ censurabile in sede di legittimita’ ove come nella specie congruamente motivata (cfr, da ultimo, Cass. 24/7/2012, n. 12944), nonche’ il principio della corrispondenza tra chiesto e pronunziato (articolo 112 c.p.c.) (v. Cass., 22/3/2007, n. 694S; Cass., 19/4/2006, n. 9087), alla cui stregua va coordinata anche l’applicazione de principio iura novit curia di cui all’articolo 113 c.p.c., comma 1, (che fa salva la possibilita’ per il giudice di assegnare una diversa qualificazione giuridica ai fatti e ai rapporti dedotti in lite nonche’ all’azione esercitata in causa, ricercando le norme giuridiche applicabili. alla concreta fattispecie sottoposta al suo esame, e ponendo a fondamento della sua decisione principi di diritto diversi da quelli erroneamente richiamati dalle parti: cfr., da ultimo, Cass., 24/7/2012, n. 12943).

All’inammissibilita’ ed infondatezza dei motivi consegue il rigetto del ricorso.

Le spese, liquidate come in dispositivo in favore di ciascuno dei controricorrenti (OMISSIS) e (OMISSIS), seguono la soccombenza.

Non e’ viceversa a farsi luogo a pronunzia in ordine alle spese del giudizio di cassazione in favore dell’intimato Garante per la protezione dei dati personali, non avendo il medesimo svolto attivita’ difensiva.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna le ricorrenti al pagamento, in solido, delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi euro 10.200,00, di cui euro 10.000,00 per onorari, oltre ad accessori come per legge, in favore di ciascuno dei controricorrenti, sigg. (OMISSIS) e (OMISSIS).

Lascia un commento

Inserire un commento

Inserire un nome

Inserire un'email valida

CATEGORIE

Contatti

Tel: 0857993239

Fax:085/7992969

Cell:3383966800

Mail:segreteria@federproprietaabruzzo.it

Indirizzo:Corso Umberto I 423 Moltesilvano(Pescara)

twitter